Si intitola “Per chi suona la cultura”, sottotitolo “Avventure tragicomiche di un organizzatore”, l’ultimo libro di Felice Laudadio (Edizioni Sabinae, pagg. 486, € 20) che verrà presentato il 7 maggio 2026 alle 19:00 all’Accademia dei Lincei in Roma, con la partecipazione di Walter Veltroni e di Laura Morante che leggerà alcune pagine del volume.
Per dirlo con le parole di Laudadio – ha scritto Cinecittà News – “è un libro che non vuol essere una spudorata autobiografia, ma un lungo viaggio compiuto attraverso una dozzina di esperienze vissute con allegria, divertimento, ricerca, creatività, ma anche delusione, rabbia, incredulità e soprattutto passione e tanto, tanto lavoro ‘a monte’ però invisibile ‘a valle’, ovvero al momento degli esiti delle più svariate imprese culturali, incluse quelle sfavillanti di luci, con presenze e apparizioni sui tappeti rossi di sfolgoranti divi e divine e talenti famosi e popolari, assedi di telecamere e fotografi, applausi scroscianti e qualche fischio, cene ‘ufficiali’ e animate conferenze stampa, contraddittori obbligati ed elogi graditi, voluminose rassegne stampa e qualche scandalo mediaticamente utile ma montato ad arte”. La materia di cui sono fatti i festival internazionali.
Alla sua prima uscita il volume fu presentato il 2 dicembre 2023 al Multicinema Galleria di Bari e il 5 dicembre alle 18.30 alla Casa del Cinema di Roma. Alla presentazione barese parteciparono, insieme all’autore, Annamaria Tosto, Silvia Godelli, Michele Laforgia, Oscar larussi, Antonella Gaeta, Antonio Di Giacomo, Enrica Simonetti e Fabrizio Versienti, moderatore Silvio Maselli. Alla presentazione romana, moderata da Enrico Magrelli, intervennero: Paolo Baratta, Giovanna Melandri, Rossana Rummo, Walter Veltroni, Nichi Vendola, personalità tutte coinvolte nelle svariate “avventure” narrate nel poderoso volume. Questi in sintesi gli interventi pubblicati da Cinecittà News:
“Quando ero sindaco di Roma inventammo questo luogo, la Casa del Cinema, avevamo bisogno di chi la riempisse immediatamente di vita e di contenuti” – racconta Walter Veltroni – e pensando a chi poteva farlo abbiamo pensato subito a Felice, un uomo che ha sempre avuto la caratteristica di mettere in tutto quello che faceva una gigantesca passione, forza, piglio ed energia, e qualsiasi cosa abbia affrontato si è progressivamente trasformata sotto le sue mani”. E forse riferendosi ai rintocchi hemingwayani nel titolo del volume, ci tiene a precisare che “questo è però chiaramente un libro scritto ‘a una fermata’, non certo al capolinea”.
“Da Ministra della Cultura chiamai ai vertici di Cinecittà Fabiano Fabiani e Felice Laudadio” – dice Giovanna Melandri. “È un libro bellissimo, molto personale pur essendo la testimonianza di un grande ‘organizzatore culturale’, come Felice si definisce qua e là, ma che io invece preferisco riconoscere come un grande ‘manager culturale’. Un libro in cui si capisce come la passione per il cinema nasca da lontano per Felice Laudadio, quella che lui chiama ‘malattia di famiglia’… con il nonno che possedeva una sala cinematografica. E che dimostra in lui la coesistenza di quest’amore per il cinema con una grande competenza e una rara capacità di gestione, di far quadrare i conti. Oltre all’idea generosa di volere e sapere insegnare tutte queste cose insieme, passando il testimone”.
“Se chi attraversa questa professione abbastanza indefinita che è l’intermediario culturale porta delle testimonianze, fa un gran servizio a tutti” – afferma Paolo Baratta, già Presidente della Biennale di Venezia. “Al clima plumbeo che attraversava la Mostra di Venezia prima dell’arrivo di Laudadio nel ’97, per dieci anni disertata dai grandi registi, lui seppe dire ‘basta glamour, si torna all’autorialità’. Quell’anno la ‘sua’ Mostra chiuse un’epoca per riaprirne una nuova nel ’98, sfavillante e internazionale. Quindi il mio è un grazie a Felice Laudadio, persona colta, persona che fa, persona che ha capacità intuitive e anche un poco sciamaniche”.
“Il cantiere del Bif&st, ancora aperto, in pochissimi anni è diventato il terzo festival del cinema italiano, a pari merito con Torino dopo Venezia e Roma, in quelli che sono stati anni formidabili” – ricorda Enrico Magrelli passando la parola a Niki Vendola, all’epoca Presidente della Regione Puglia. “La figura di Felice Laudadio è quella dell’intellettuale barese cosmopolita, versatile, curioso e a tratti anche picaresco”, afferma Vendola. “Con lui decidemmo che la scelta del cinema era fino in fondo una scelta di politica industriale, non il provincialismo della promozione di qualche fatto di folklore, e riuscimmo a realizzare sul territorio vere e proprie ‘infrastrutture produttive di cultura’: Felice ha consentito tutto questo”.
Nella sua postfazione al libro di Laudadio il grande critico francese Jean A. Gili, fra i massimi studiosi del cinema italiano, ha scritto fra l’altro: “Ripercorrendo la sua vita di operatore della cultura, Felice Laudadio, grazie alla sua memoria, grazie ai suoi archivi, grazie alle cronache e alle critiche dei suoi colleghi giornalisti e alle testimonianze degli innumerevoli amici cineasti sedotti dalla naturale simpatia che egli suscita senza mai lasciarsi andare alla minima lusinga, ci offre una testimonianza unica di quasi cinquant’anni di peregrinazioni attraverso l’Italia alla continua ricerca di un’immagine accattivante della creatività italiana. La sua sorprendente memoria degli episodi vissuti rende il suo libro uno strumento insostituibile per rivivere da spettatori gli episodi della nostra stessa vita. I Premi Fellini istituiti da Laudadio per celebrare l’’eccellenza artistica’ dei premiati vengono ulteriormente valorizzati dal suo impegno culturale, dalla sua passione civile. Svolto a questo livello elevato, il lavoro di Felice diventa esso stesso un’opera d’arte”.

